Ju Jitsu

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Il Ju Jitsu in Italia

Tratto da articoli e scritti di Livio Toschi: 

Il Ju jitsu si diffuse nel periodo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento soprattutto lontano dal Giappone grazie alla rivalità con il Judo Kodokan, i maestri delle più di 700 scuole di Ju Jitsu infatti, costretti a subire la crescente popolarità di questa scuola, trovarono nuovi stimoli e un fertile terreno d’insegnamento all’estero, grazie anche all’esaltante vittoria giapponese sulla Russia (1904-1905) che accrebbe l’ammirazione per questo popolo che, uscito da un interminabile medioevo feudale solo nella seconda metà dell’Ottocento, in pochi anni aveva saputo conquistarsi un posto di primo piano tra le grandi potenze. L’interesse era tale che il Ju Jitsu fu incluso nel programma delle Olimpiadi disputate a Saint Louis nel 1904.

Anche in Italia si era creato un forte interesse intorno alla lotta giapponese, i contatti stabiliti al tempo della Rivolta dei Boxer (1900) favorirono la diffusione delle tecniche anche tra i nostri soldati, incuriositi ed affascinati dal modo particolare di combattere all’arma bianca o a mani nude dei soldati del Mikado, che erano senza dubbio i migliori mai visti.
Tra il Dicembre 1905 ed il Marzo 1906 si disputò il Trofeo Florio di Lotta che ebbe luogo a Palermo, Napoli e Roma e in tutte e tre le città il pubblico poté assistere anche a sfide di Ju Jitsu e nell’Aprile 1906 tre maestri giapponesi di passaggio a Roma si esibirono al CLUB ATLETICO ROMANO e uno di loro, YSMANO, si trattenne per qualche tempo impartendo lezioni ai soci del club.

Domata la rivolta dei Boxer l’Italia aveva ottenuto una concessione in Cina a Tientsin, dove vi era la caserma CARLOTTO, allargando così i propri interessi in Estremo Oriente e gli entusiastici commenti sulla lotta giapponese convinsero il Ministro della Marina CARLO MIRABELLO ad organizzare un corso sperimentale sull’incrociatore MARCO POLO, che stazionava nelle acque della Cina, ed assegnato al Capitano di Vascello CARLO MARIA NOVELLIS il comando della nave lo incaricò di assumere a bordo un istruttore di Ju jitsu. Questi dopo molte ricerche trovò a Shanghai un insegnante proveniente dalla Marina Militare, MATSUMA Cintura Nera I Dan, che godeva la fiducia del Console giapponese e il 24 Luglio 1906 venne stipulato un contratto di quattro mesi per un corso che si sarebbe tenuto a bordo ed al termine gli allievi migliori avrebbero sostenuto gli esami direttamente al KODOKAN. In Ottobre i nostri marinai si sottoposero agli esami ma il risultato fu negativo per colpa del maestro che, come commentarono al KODOKAN, pur essendo abbastanza abile non poteva insegnare ai suoi allievi più di quanto sapesse. La prima esperienza italiana di insegnamento di lotta giapponese si risolse dunque con una beffa e per evitare altre spiacevoli sorprese NOVELLIS pensò allora di richiedere un insegnante proprio al KODOKAN ma il Ministro MIRABELLO non diede il suo assenso.

Il 31 Dicembre 1906 giunse a Shanghai l’incrociatore VESUVIO e NOVELLIS cedette il comando delle operazioni al Capitano di Vascello Barone EUGENIO BOLLATI DI SAINT PIENE che fece imbarcare dal MARCO POLO due marinai ormai abili nella lotta giapponese e uno di loro, il timoniere brindisino LUIGI MOSCARDELLI, nell’Aprile 1907 ottenne a Tokyo il «DIPLOMA DI ABILITAZIONE ALL’INSEGNAMENTO». Le lezioni di lotta giapponese furono dunque impartite da un nostro marinaio che aveva però soltanto pochi mesi di esperienza fatta con un mediocre insegnante e attingendo solo saltuariamente alle fonti finimmo per confondere il Ju jitsu con il Judo, praticando una disciplina autarchica tradendone completamente lo spirito e inserendovi spesso elementi estranei di lotta, infatti nel nostro paese il Ju-Jitsu Judo, come veniva chiamato, fu sempre praticato usando molto di più la forza della cedevolezza (ju), trascurando completamente la ricerca della via (do) o la conoscenza dell’arte (jitsu); basti pensare che nel 1926 il termine Judo veniva tradotto “rompi muscoli”. In Settembre a bordo del VESUVIO si disputarono le gare semestrali imposte dal Ministro della Marina per mantenere in allenamento gli equipaggi e la gara di lotta giapponese fu vinta dal Sottocapo Cannoniere RAFFAELE PIAZZOLLA di Trani sul diciannovenne Cannoniere Scelto CARLO OLETTI di Torino.

La prima dimostrazione di Jiu-Jitsu Judo fatta da italiani, i sottoufficiali EMANUELE VEGLIANTE e GIUSEPPE GUZZARDI, si svolse a Roma il 30 Maggio 1908 a villa Corsini alle pendici del Gianicolo e pochi giorni dopo VITTORIO EMANUELE III volle che l’esibizione fosse ripetuta nei giardini del Quirinale. Nel Giugno 1909, durante la seconda festa organizzata a Roma dall’Istituto Nazionale per Incremento dell’Educazione Fisica all’Arena Nazionale si svolse una nuova dimostrazione di lotta giapponese dove presentati dal 2°Capo Torpediniere EMANUELE VEGLIANTE si esibirono il Capo Timoniere GIUSEPPE GUZZARDI e il Capo Cannoniere ROMOLO SCARINEI, ma la manifestazione questa volta ebbe minore risonanza e nonostante l’ottimo esordio il cammino del Jiu-Jitsu Judo divenne lento e difficile.
Nel 1911 viene scritto il primo libro italiano che occupa di Ju jitsu Pugilato e Lotta libera per la difesa personale dove l’autore, il giornalista sportivo ALBERTO COUGNET, si limita a riportare ampi brani del manuale del francese CHERPILLOD e un anno dopo volle invece tornare sull’argomento dedicando ampio spazio alla lotta giapponese nel suo libro «Le Lotte libere moderne». Apprendiamo così che la troupe di lottatori nipponici venuta in occidente nel 1907 era guidata dal grande HITACHIYAMA ed ebbe l’onore di esibirsi alla Casa Bianca davanti al presidente THEODORE ROOSEVELT, che era diventato Cintura Marrone dopo 3 anni di lezione, e che un’altra troupe si esibì a Londra nell’estate 1910, ed inoltre che al campionato mondiale di lotta per professionisti, svoltosi a Parigi nel 1908, aveva preso parte anche AKITARO ONO, battuto in Greco-Romana dal nostro GIOVANNI RAICEVICH sia nella capitale francese che al Torneo delle Nazioni disputato al teatro Eden di Milano dal 16 Gennaio al 15 Febbraio 1911 e che, quale contorno al torneo, ONO sostenne svariati combattimenti dimostrativi di Ju jitsu.

Tra i suoi avversari il lottatore bresciano UMBERTO CRISTINI, del quale vanno ricordate anche alcune sfide nel tentativo di dimostrare la superiorità della lotta giapponese sulla greco-romana, si dimostrò di essere uno specialista tanto che pochi giorni dopo il loro incontro ONO e CRISTINI furono invitati a una nuova esibizione. Dal 1 Marzo 1911 i milanesi poterono anche assistere per alcuni giorni agli incontri di Sumo, Gominuki e Ju jitsu disputati al Trianon da 24 atleti nipponici, incontri che vennero replicati anche al teatro Apollo di Roma dal 11 al 20 Marzo.
Poi, complice anche la guerra, per molti anni sulla lotta giapponese calò il silenzio anche per colpa del totale disinteresse che mostrò la FAI Federazione Atletica Italiana che allora si occupava di lotta Greco-Romana, Pugilato e Sollevamento Pesi ma non voleva sentir parlare di Lotta Libera e Ju jitsu. Il conflitto fece però comprendere non solo la necessità di diffondere l’educazione fisica ma anche l’utilità di disporre di reparti speciali esperti anche nel combattimento corpo a corpo e il lavoro compiuto non fu quindi inutile, infatti i militari che avevano appreso la lotta giapponese vennero utilizzati per addestrare i Caimani del Piave e gli Arditi, come il Capitano GIOVANNI RACCHI, autore di testi di ginnastica, che aveva elaborato alcune tecniche di Ju jitsu che si adattavano alle operazioni militari.

Nel primo dopoguerra vi fu un ravvicinamenti di Italia e Giappone e ridestarono l’interesse della gente per l’impero del Sol Levante, per i suoi costumi e per le sue tecniche di combattimento. Sul finire del 1921 il Capo Cannoniere di 1ª Classe CARLO OLETTI fu chiamato a dirigere i corsi di lotta giapponese alla SCMEF Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica a Roma che aveva sede nei locali del Tiro a Segno Nazionale alla Farnesina. Nel 1922 OLETTI insegnò nella palestra della GIOVANE ITALIA e pubblicò «La difesa Personale – Trattato di Ju jitsu e Kuatsu» e, dal Gennaio 1923, cominciò le lezioni alla CRISTOFORO COLOMBO a Roma che divenne ben presto la società sportiva più forte d’Italia.
Vista la diffusione della disciplina, domenica 30 Marzo 1924 i delegati di 28 società e gruppi sportivi civili e militari per costruire la FJJI Federazione Jiu-Jitsu Judo Italiana, presieduta dal Comm. ANTONELLO CAPRINO; il primo articolo del Regolamento Tecnico Federale riconosceva “quale metodo ufficiale di Ju jitsu, sia per l’insegnamento che per la pratica, il metodo Kano”. Il 20 e il 21 Giugno 1924 alla sala Flores si disputò il 1°CAMPIONATO ITALIANO, il titolo assoluto fu vinto da PIERINO ZERELLA, esperto di Lotta Greco-Romana, mentre il titolo a squadre andò alla Legione Allievi Carabinieri di Roma. Nonostante gli sforzi di pochi appassionati, il Ju jitsu-Judo però si faceva largo assai lentamente tra il grande pubblico, tra l’altro, dopo le edizioni del 1924, 1925 e 1926, i Campionati erano stati interrotti e a nulla era servita, nel 1927, la trasformazione della FJJI in FILG Federazione Italiana Lotta Giapponese sotto la guida di GIACINTO PUGLIESE, presidente della COLOMBO.

Ritenendo che la disciplina potesse fare un salto di qualità con una spettacolare manifestazione, il 7 Luglio 1928 il quotidiano L’IMPERO organizzò con l’A.S.TRASTEVERE una grande riunione di propaganda nella sala della Corporazione della Stampa a Trastevere.
La manifestazione ebbe successo grazie a due presenze non previste: il Judoka MATA-KATSU MORI, e l’intervento del M°KANO che venuto a conoscenza dell’iniziativa mentre era a Parigi non volle mancare all’appuntamento. L’IMPERO comprese il valore di quella presenza eccezionale e mandò un suo cronista per ricevere KANO, personaggio di rilievo nello sport a livello mondiale in quanto fin dal 1909 rappresentava il Giappone nel CIO e fondatore nel 1911 della Japan Amateur Sport Association (il Comitato olimpico giapponese) di cui fu presidente fino al 1921, e ottenne un’intervista preziosa. Sull’onda del successo e della pubblicità ottenuta dopo la manifestazione di Trastevere si svolsero alla SCMEF i primi esami per l’attribuzione della qualifica di maestro, quindi nel Giugno 1929 si disputò, sempre a Roma, il 4°CAMPIONATO ITALIANO.
Purtroppo il trasferimento di OLETTI a La Spezia nel 1930 raffreddò gli entusiasmi e nel Febbraio 1931 la FILG venne sciolta e la sua attività inquadrata nella FAI Federazione Atletica Italiana provocando l’inesorabile declino della lotta giapponese. Il Regolamento della FAI approvato dal CONI nel Gennaio 1933 per la lotta giapponese prevedeva le stesse norme del 1927 ma va rilevato un cambiamento importante: il termine Ju jitsu – Judo era stato sostituito da Judo. Solo dopo un lungo silenzio il 14 Giugno 1942 ebbe inizio alla Scuola di Polizia di Caserta il 1°CORSO ALLENATORI DI LOTTA GIAPPONESE, dretto dal Prof. FRANCESCO CAO che aveva abitato a lungo in Giappone ottenendovi la Cintura Nera.
Gli appunti di CAO, pubblicati nel 1943 dal Ministero dell’Interno, non parlavano però più di Ju jitsu ma di Judo e indubbiamente nell’opuscolo si riscontrava una chiara conoscenza dello stile Kodokan nell’uso dei termini appropriati.